L’Unione europea si trova di fronte a un’ulteriore minaccia alla sicurezza. Dopo gli attacchi israeliani e statunitensi contro Teheran e la successiva rappresaglia iraniana contro diversi Paesi del Golfo Persico, l’UE è passata in modalità di crisi. Il motivo è anche il possibile rischio per uno Stato membro.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha convocato per oggi (2 marzo) una riunione straordinaria del collegio dei commissari. Ieri sera i ministri degli Esteri di tutti i ventisette Stati membri si sono collegati in videoconferenza. E Cipro, che attualmente presiede il Consiglio dell’UE ed è geograficamente il Paese più vicino all’area del conflitto, ha attivato il meccanismo di coordinamento di crisi dell’Unione, secondo quanto riferito dal sito Politico.

La base britannica della RAF di Akrotiri a Cipro è stata colpita da un attacco di droni, che ha causato danni limitati e nessuna vittima, secondo quanto affermato le autorità cipriote e il ministero della Difesa britannico.

Sull’isola si trovano, infatti, le basi militari britanniche di Akrotiri e Dhekelia, che in caso di conflitto regionale più ampio potrebbero rappresentare un obiettivo strategico.

Cipro è inoltre un nodo chiave per le evacuazioni e la logistica dei cittadini europei nell’area del Medio Oriente. Già in precedenti crisi ha funzionato come punto di transito per i voli di rimpatrio. I diplomatici dell’UE stanno quindi preparando scenari nel caso in cui il conflitto dovesse ulteriormente estendersi.

Diplomazia telefonica a pieno ritmo

Subito dopo gli attacchi iraniani, von der Leyen ha avviato una serie di telefonate con i leader dei Paesi arabi colpiti da Teheran. Ha parlato con i rappresentanti di Bahrein, Oman e Kuwait, ai quali ha espresso sostegno. Ha inoltre contattato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Secondo la Commissione, entrambi hanno concordato sulla necessità di un coordinamento stretto e sul fatto che la diplomazia sia l’unica via da seguire. Ankara ha inoltre offerto un ruolo di mediazione.

Von der Leyen ha anche invitato a una trasformazione politica credibile in Iran. “Il rischio di un’ulteriore escalation è reale”, ha dichiarato la presidente della Commissione.

I Ventisette alla ricerca di un’intesa

La situazione in Medio Oriente è stata discussa domenica dai ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’UE. La videoconferenza è durata oltre due ore e mezza. Il risultato è una dichiarazione firmata dall’alta rappresentante Kaja Kallas, la cui formulazione è stata però oggetto di difficili negoziati. Il punto più controverso è stato il riferimento al diritto internazionale: alcuni Stati temevano che potesse essere interpretato come una critica agli attacchi statunitensi e israeliani.

“Gli attacchi iraniani e la violazione della sovranità di diversi Paesi della regione sono inaccettabili”, ha scritto Kallas, invitando Teheran ad astenersi da “attacchi militari indiscriminati”. Secondo la dichiarazione, l’Iran deve porre fine alle proprie ambizioni nucleari, fermare il programma di missili balistici, smettere di destabilizzare la regione e cessare la repressione contro i propri cittadini.

Kallas ha inoltre avvertito che gli eventi in Medio Oriente «non devono portare a un’escalation che metta in pericolo il Medio Oriente, l’Europa e il mondo con conseguenze imprevedibili, incluse quelle economiche», menzionando esplicitamente lo Stretto di Hormuz come punto critico la cui chiusura deve essere evitata a ogni costo.

Alla fine il testo è stato approvato, sebbene secondo fonti diplomatiche alcuni Stati abbiano esitato fino all’ultimo momento.

Domenica sera, poi, Francia, Germania e Regno Unito hanno diffuso una propria dichiarazione, formulata in termini più duri, nella quale hanno ammesso la possibilità di un’«azione difensiva proporzionata» contro le capacità missilistiche iraniane. Il primo ministro spagnolo ha invece condannato apertamente gli attacchi statunitensi e israeliani.

Leggi qui l’articolo originale di Aneta Zachová

Aggiornato da Simone Cantarini

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